Abbigliamento Femminile

 


 

 

 

 

 

 Bistiri de Panettera

 

L’abbigliamento delle popolane cagliaritane, noto come “de sa Panettera” (colei che con la sua arte panificatoria contribuisce al bilancio familiare vendendo pani e dolci sull’uscio di casa), costituisce un documento etnografico di notevole interesse. Nonostante l’estrazione popolare,  è sorprendente la cura e la raffinatezza del suo abbigliamento, quasi un’antitesi tra l’essere e l’apparire. L’ostentata sontuosità dell’abito che indossa rivela l’importanza di questa figura d’imprenditrice nell’economia cittadina. Il suo reddito, evidentemente, permette un’elaborata e alquanto costosa foggia di vestiario; inoltre sono sorprendenti e consistenti le somiglianze del suo abbigliamento con quello dell’area iberico balearica dei secoli XVII  e XVIII, ulteriore testimonianza di un’attiva interazione fra le due culture durante questo  periodo storico.

Indossato il giorno del matrimonio, l’abito è poi utilizzato per tutte le cerimonie importanti che si susseguono nella vita sociale: battesimi, matrimoni e solenni festività religiose.

Sull’ampia gonna di raso di seta azzurro (fardetta o guardapè) poggia un delicato grembiule di tulle ricamato (deventali). Sulla camicia di cotone e il giubbino di raso nero (gipponi)   viene drappeggiato uno scialle di tulle ricamato o di seta (muncadori a perra) che, incrociato sul petto, è adornato di preziosi gioielli tipici della tradizione orafa campidanese. Dai lobi delle orecchie pendono orecchini in perle scaramazze arrecadas a mura”, le dita delle mani sono ornate di numerosi anelli,  regalo dello sposo assieme agli altri gioielli, come corredo nuziale.

Una scriminatura divide i capelli trattenuti da una cuffia di seta (cambusciu) sulla quale poggia una mantiglia rosso porpora ornata da una gala di pizzo a fuselli in filo d’argento (mantiglia arrand’e pratta) .

 

 

 


 

 

 

 

   Bistiri de andiana

 

Per le occasioni del quotidiano: funzioni religiose, visite o altre attività svolte fuori dalle mura domestiche, la donna cagliaritana elabora un vestiario più semplice e meno costoso, che prende il nome dal tessuto di cotone stampato utilizzato per confezionare la gonna (gunnedda de andiana). Il grembiule e il giubbino di quest’abito possono avere gradazioni cromatiche e tessuti differenti; di colore scuro o chiaro, di seta o di cotone secondo l’età e il gusto di chi lo indossa. Uno scialle s’incrocia sul petto. L’acconciatura prevede che i capelli siano raccolti in un gran fazzoletto di stoffa di forma triangolare (su turbanti), su cui poggia un fazzoletto di filo al quale è sovrapposto uno scialle che, secondo i gusti e le possibilità economiche, può essere in Tibet di lana con o senza ricamo floreale monocromatico o ancora, in estate, un gran fazzoletto di tela dalle tinte scure con importante bordo colorato (muncadori tanau). Adornano la figura numerosi e vistosi gioielli

 

 


 

 

 

   Bistiri de seda

 

Nell’ultimo quarto del XIX secolo l’abbigliamento popolare tradizionale, influenzato dal gusto del periodo e dal nascere della piccola borghesia cittadina, attraversa una fase di transizione che lo porterà in seguito a conformarsi ad uno stile più europeo: “a sa zivili”.La matrice originale resta invariata, con l’identica successione di camicia, corpetto e sciallino da petto. La gonna di seta, di qualunque colore, foderata in tessuto rigido ( crichignachi) poggia sulle svariate sottogonne che, omaggio alla moda corrente, conferiscono alla figura la classica forma a campana. Sulla testa la cuffia, il fazzoletto e uno scialle di seta damascata con frangia. L’oreficeria completa l’eleganza di questo abito : il vistoso pendente del collo”su pendentiffu” la spilla ”sa broscia” sardizzano i termini di pendentif e broche, a   riprova del percorso intrapreso dal vestiario verso una prossima omologazione alla moda corrente.  Ancora una volta,  il nome attribuito  dalle cagliaritane a questo abito fa  riferimento ai tessuti utilizzati per la sua confezione. La predilezione dei colori scuri è frutto sicuramente del gusto del tempo, considerando però che gli esemplari a noi giunti appartenevano a donne d’età avanzata.