Gruppo Folk - Appuntamenti 2013


Domenica 7 Aprile : Sagra delle arance – Muravera;

Lunedi 22 Aprile : S. Giorgio – Donori;

Mercoledì 1- Sabato 4 Maggio: S. Efisio – Cagliari;

Domenica 19 Maggio: Cavalcata sarda – Sassari;

Domenica 7 Luglio: S. Costantino – Samugheo;

Sabato 27 Luglio: S.Giovanni- Quartu S. Elena



Aggiornato al 7/5/2013
















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Andrea Benedetto - Andrea Pani - Antonio Piras - Fabrizio Manunza - Filippo Tuveri - Giacomo Tuveri - Ignazio Lallai
Massimiliano Demontis - Sergio Secci - Simone Congiu - Walter Mameli



Antonella Corgiolu - Cristiana Placido - Daniela Onano - Elena Imeroni - Eleonora Cabiddu Isabella Congiu - Lidia Sida
Loredana Tiralongo - Monica Onano - Paola Fois - Patrizia Floris - Sandra Argiolas - Viviana Mascia



Davide Mascia: Organetto diatonico, armonica a bocca
Giuseppe Mameli: Triangolo

Il Gruppo Folklorico di Cagliari prende il nome da uno dei più antichi quartieri della città: il “ Quartiere Villanova”, ultima zona cittadina a mantenere, fino ai giorni nostri, le più antiche Tradizioni cagliaritane.
Si costituisce nel 1976 come aggregazione di giovani accomunati dalla stessa grande passione per folklore e da una precisa volontà di recupero delle proprie radici.

Con tale convincimento venne impostata un’ analisi approfondita sugli usi, costumi e tradizioni popolari della Città e del suo interland, dando vita nel 1980 con alla riproposizione della celebrazione del matrimonio secondo l’antico rituale in costume cagliaritano. L’attività folklorica trova il suo momento di massima realizzazione nei balli di piazza e nelle sagre paesane dove convergono, ancora oggi, espressioni proprie della tradizione religiosa e sociale della Sardegna in una atmosfera di fedele riproposizione storica.

Il gruppo di ballo alterna negli spettacoli l’uso dei ricchi costumi della Cagliari del ‘700-’800 proponendo il repertorio rigorosamente tradizionale delle antiche danze nell’isola, accompagnate dal suono arcaico delle “launeddas” e dell’ organetto diatonico.
La bellezza dei costumi indossati e la compostezza dei movimenti nelle danze, hanno valso al Gruppo di ballo moltissime occasioni di consenso e di riconoscimento da parte di osservatori qualificati. Il Gruppo folklorico è inoltre membro della I.O.F.A. (International Orgazization of Folk Arts) e del F.I.T.P.(Federazione Italiana Tradizioni Popolari) patrocinati entrambi dall’ UNESCO; pertanto il suo impegno è richiesto per rappresentare l’Italia e la Sardegna nelle più importanti rassegne di folklore, sia livello regionale che nazionale ed. internazionale.

Abitata sin dal Neolitico, Cagliari fu piazzaforte ed emporio nel periodo fenicio-punico ed in epoca romana.
Durante il periodo cartaginese diventa sempre più un punto commerciale importante. Nel periodo romano il porto di Cagliari è il principale terminale per i prodotti dell'isola; sotto Marco Aurelio la città raggiunge i ventimila abitanti. Dall'ottocento circa la città si regge con un governo autonomo; in quel periodo il nucleo urbano fu trasferito dietro lo stagno di Santa Gilla e fu dotato di cinta muraria per proteggere la popolazione dalle incursioni.

Nel 1189 i pisani attaccano Cagliari, distruggono Santa I gia esi insediano su un colle, l'odierno Castello dove il governo pisano costruisce mura torri e bastioni, ancora ben visibili. Nel 1297 la Sardegna e la Corsica passano a Giacomo II d'Aragona.

Gli Aragonesi occupano il Castello e scacciano i pisani, impedendo ai sardi di risiedere entro le mura del Castello: potevano entrare durante il giorno ma dovevano uscirne al tramonto. Nel 1717 la Sardegna viene concessa all'Austria. L'anno seguente la Sardegna è ceduta a Vittorio Amedeo II di Savoia.

Di questo periodo si ricorda: l'ampliamento del collegio gesuitico di S. Croce, alcuni interventi nel Palazzo Vice regio, il progetto della basilica di Bonaria, il piano per la ristrutturazione delle saline, la sistemazione della darsena e del molo di levante.

Nel 1794 scoppia a Cagliari una sollevazione anti-piemontese, ricordata ancora oggi col nome di "Sa Die desa Sardigna".

A furor di popolo, il 7 maggio, i piemontesi furono spinti verso il porto, costretti ad imbarcarsi e scacciati dall'isola. Nel 1847 il Consiglio generale del Comune di Cagliari chiede al re Carlo Alberto re i popoli sardi siano "compresi nella lega italica doganale" e "pareggiati ai sudditi del Continente": il sovrano firma a Genova l'atto di fusione.

Nella seconda guerra mondiale, l'importanza strategica del suo porto e dell'avio scalo di Elmas negli scontri aerei e navali nel mediterraneo, inflisse a Cagliari la tragica esperienza dei bombardamenti dal cielo, con gran numero di morti e vastissime distruzioni dell'abitato. La città fu insignita nel 1950 della medaglia d'oro al valor militare. Ricostruita ed accresciuta, dal 1949 Cagliari è il capoluogo della Regione Autonoma della Sardegna.
Oggi Cagliari è il fulcro di un'area metropolitana che comprende diversi centri e nella quale vivono stabilmente circa 400.000 persone. Monte Urpinu, Monte Claro, Monte Mixi, il Colle di Bonaria, il Colle di S. Michele, S. Elia, Tuvixeddu e Castello, sono gli otto colli della città, mentre il Castello, la Marina, Stampace e Villanova sono i quartieri storici di Cagliari.

Il Castello sorge in posizione dominante su tuttala città e la connota in maniera inequivocabile tanto che Cagliari è chiamata,in sardo, "Casteddu". Le due torri pisane, i bastioni, la Cattedrale, il Palazzo Vice Regio, l'ex Regio Arsenale, le strade lunghe e strette con il selciato, gliantichi edifici con i balconi spagnoleggianti in ferro battuto, le botteghedegli artigiani e degli antiquari, riportano di continuo al passato.Molentargius e S.Gilla sono i due stagni della città: queste due aree rivestono una notevole importanza naturalistica per la presenza di un'avifauna varia e di numerose specie rare.

Lo stagno di Molentargius è una delle tre zone europee dove i fenicotteri nidificano stabilmente: nel 1977 la convenzione di Ramsar sancì il suo inserimento fra le aree protette di interesse internazionale e oggi si lavora per trasformare l'area in un parco. Le scogliere calcaree del capoSant'Elia, il promontorio della Sella del Diavolo la bianca e sottile sabbia del Poetto, una spiaggia lunga più di sette Km, il mare del golfo ancora cristallino, nonostante si trovi all'interno di un'area urbana, contribuiscono all'unicità del paesaggio urbano di Cagliari.


Una notevole varietà di abbigliamenti maschili ci è pervenuta dalle fonti iconografiche, ponendo in evidenza che l’utilizzo di un colore o di una particolare foggia dell’abito indicava l’appartenenza ad un gremio: ortolani, beccai, contadini, pescatori, pastori, artigiani, pur concedendo al singolo una certa discrezionalità nelle rifiniture e nei dettagli.
Non discostandosi in maniera eccessiva, tranne che per il vestito del pescatore, dagli altri modelli maschili del resto dell’isola, il vestiario cagliaritano presenta tuttavia le sue peculiarità.






Con il suo carro trainato da un giogo di possenti buoi, percorre le strade della città e dei borghi trasportando derrate alimentari, persone o materiali, assicurandosi così una conveniente rendita. Ancora oggi“su carradori “, nella Festa del primo di maggio, accompagna il cocchio dorato col simulacro del Santo Patrono dell’isola, Efisio d’Antiochìa, lungo la strada che lo conduce verso il luogo in cui avvenne il martirio. Sostanzialmente molto simile agli altri costumi cagliaritani presenta una vistosa differenza per il farsetto (sa facchina): con o senza maniche, di panno scarlatto profilato da spighetta nera, quest’ultima di seta o di velluto. Quindici metri di questa guarnizione sono cuciti intorno ai profili esterni ed alle cuciture a formare una serie di linee parallele. “Ragas“, gonnellino in panno a pieghe, è stretto alla vita con la cintura in velluto ricamata. Una giacca nera Sulla testa un berretto scarlatto (piberoni o berritta) di forma troncoconica, somigliante al fez di uso comune nell’area mediterranea.










Alle soglie del XX secolo anche il vestiario maschile subisce una sorprendente e rapida trasformazione.Dapprima l’abbandono dei colori sgargianti e l’utilizzo dei colori scuri per la confezione dei corpetti e, in seguito, l’abbandono del classico gonnellino “arrodinu” a favore di un più comodo paio di calzoni. L’ultimo vestito che decreta questo passaggio è caratterizzato da una forte contrapposizione fra due colori: bianco e nero. Bianchi rimangono infatti la camicia e i calzoni di tela neri sono il gonnellino “ragas” ed il corpetto in panno o velluto a doppio petto. Unica nota di colore, segna la vita una fusciacca rossa “sa fascadroxa“. Sul capo poggia una “berritta” di panno nero. E’ importante sottolineare che l’abbigliamento maschile prevedeva anche l’utilizzo di una sopraveste senza maniche di pelle ,“su collettu” da indossare sopra gli abiti, finemente decorato con fregi e allacciato da ganci d’argento.Le descrizioni riportano quello usato a Cagliari dai macellai ma, di questa tipologia di vestiario, a noi non è pervenuta alcun esemplare.









La vocazione ai traffici e alla pesca è sempre stata la caratteristica della città, pertanto non stupisce che data la professione esercitata, “su Piscadori” sia stato quello che ha accolto maggiormente la contaminazione e l’influenza di altre culture mediterranee. L’abbigliamento lavorativo prevedeva semplici calzoni di tela e una camicia di cotone. Notevolmente più elaborato è l’abito festivo. Sulla camicia di cotone, chiusa da bottoni in filigrana, indossa un gilet in tessuto di seta operato o ricamato chiuso sul davanti con una fitta bottoniera in filigrana. I pantaloni sono di panno rosso a tubo stretti in vita da una fusciacca, di colori e materiali differenti, che avvolge più volte la vita facendo ricadere su un fianco le sue frange.La giacca, a doppio petto, decorata da una duplice fila di piccolissimi bottoni, è di pesante panno nero o blu. Infine un alto berretto di panno rosso, quasi una torre formata da cerchi concentrici di stoffa, è calzata sulla testa. A completare l’abbigliamento, il lungo soprabito (sereniccu) di tessuto color caffè, ornato di passamanerie e dotato di ampio cappuccio. L’unico esemplare a noi giunto di questo capospalla è custodito al Museo delle Arti e Tradizioni popolari di Roma.








Una notevole varietà di abbigliamenti femminili ci è pervenuta dalle fonti iconografiche, ponendo in evidenza che l’utilizzo di un colore o di una particolare foggia dell’abito indicava l’appartenenza ad un gremio o ad uno stato sociale.






L’abbigliamento delle popolane cagliaritane, noto come “de sa Panettera” (colei che con la sua arte panificatoria contribuisce al bilancio familiare vendendo pani e dolci sull’uscio di casa), costituisce un documento etnografico di notevole interesse. Nonostante l’estrazione popolare, è sorprendente la cura e la raffinatezza del suo abbigliamento, quasi un’antitesi tra l’essere e l’apparire. L’ostentata sontuosità dell’abito che indossa rivela l’importanza di questa figura d’imprenditrice nell’economia cittadina. Il suo reddito, evidentemente, permette un’elaborata e alquanto costosa foggia di vestiario; inoltre sono sorprendenti e consistenti le somiglianze del suo abbigliamento con quello dell’area iberico balearica dei secoli XVII e XVIII, ulteriore testimonianza di un’attiva interazione fra le due culture durante questo periodo storico. Indossato il giorno del matrimonio, l’abito è poi utilizzato per tutte le cerimonie importanti che si susseguono nella vita sociale: battesimi, matrimoni e solenni festività religiose. Sull’ampia gonna di raso di seta azzurro (fardetta o guardapè) poggia un delicato grembiule di tulle ricamato (deventali). Sulla camicia di cotone e il giubbino di raso nero (gipponi) viene drappeggiato uno scialle di tulle ricamato o di seta (muncadori a perra) che, incrociato sul petto, è adornato di preziosi gioielli tipici della tradizione orafa campidanese. Dai lobi delle orecchie pendono orecchini in perle scaramazze “arrecadas a mura”, le dita delle mani sono ornate di numerosi anelli, regalo dello sposo assieme agli altri gioielli, come corredo nuziale. Una scriminatura divide i capelli trattenuti da una cuffia di seta (cambusciu) sulla quale poggia una mantiglia rosso porpora ornata da una gala di pizzo a fuselli in filo d’argento (mantiglia arrand’e pratta) .


Per le occasioni del quotidiano: funzioni religiose, visite o altre attività svolte fuori dalle mura domestiche, la donna cagliaritana elabora un vestiario più semplice e meno costoso, che prende il nome dal tessuto di cotone stampato utilizzato per confezionare la gonna (gunnedda de andiana).
Il grembiule e il giubbino di quest’abito possono avere gradazioni cromatiche e tessuti differenti; di colore scuro o chiaro, di seta o di cotone secondo l’età e il gusto di chi lo indossa. Uno scialle s’incrocia sul petto. L’acconciatura prevede che i capelli siano raccolti in un gran fazzoletto di stoffa di forma triangolare (su turbanti), su cui poggia un fazzoletto di filo al quale è sovrapposto uno scialle che, secondo i gusti e le possibilità economiche, può essere in Tibet di lana con o senza ricamo floreale monocromatico o ancora, in estate, un gran fazzoletto di tela dalle tinte scure con importante bordo colorato (muncadori tanau). Adornano la figura numerosi e vistosi gioielli.










Nell’ultimo quarto del XIX secolo l’abbigliamento popolare tradizionale, influenzato dal gusto del periodo e dal nascere della piccola borghesia cittadina, attraversa una fase di transizione che lo porterà in seguito a conformarsi ad uno stile più europeo: “a sa zivili”.La matrice originale resta invariata, con l’identica successione di camicia, corpetto e sciallino da petto. La gonna di seta, di qualunque colore, foderata in tessuto rigido ( crichignachi) poggia sulle svariate sottogonne che, omaggio alla moda corrente, conferiscono alla figura la classica forma a campana. Sulla testa la cuffia, il fazzoletto e uno scialle di seta damascata con frangia. L’oreficeria completa l’eleganza di questo abito : il vistoso pendente del collo”su pendentiffu” la spilla ”sa broscia” sardizzano i termini di pendentif e broche, a riprova del percorso intrapreso dal vestiario verso una prossima omologazione alla moda corrente. Ancora una volta, il nome attribuito dalle cagliaritane a questo abito fa riferimento ai tessuti utilizzati per la sua confezione. La predilezione dei colori scuri è frutto sicuramente del gusto del tempo, considerando però che gli esemplari a noi giunti appartenevano a donne d’età avanzata.









I gioielli (Prendas) sono prevalentemente "filigrana Sarda", la lavorazione di foglie d' oro, tipica della Sardegna, nota ed esportata fin dal tempo dai faraoni, in terra d' Egitto e Fenicia (museo del Cairo, British Museum, etc).


Consiglio direttivo :


Presidente: Antonio Piras Cell. (+39) 392 51 17 463 E-Mail: pirasantonello@hotmail.it

Vice Presidente: Monica Onano Cell. (+39) 339/21.54.149 E-Mail: monicaonano66@gmail.com

Segretario: Andrea Pani

Cassiere: Sergio Secci

Consigliere: Andrea Benedetto


Sede Legale:

Via Montegrappa 4/a - 09122 Caglari

C.F. 80002960925



Su ballu Campidanesu:

Tradizionale ballo in cerchio del campidano di Cagliari, legato ad antichi rituali propiziatori, tipici del mondo Agro-pastorale


Su ballu a passu appuntau:

Tipico ballo del Cagliaritano, prende il nome dal passo che lo compone " passo puntato " , caratterizzato da figure oreografiche a forma di stella.


Su ball'e missa:

Ballo delle grandi solennità religiose che si eseguiva sul sagrato delle chiese al termine della messa solenne ( Sa missa manna). E' caratterizzato dalla figura coreografica a forma di croce.


Sa sciampitta:

Antico ballo di abilità del campidano, nel quale i ballerini facevano bella mostra di passi rapidi ed eleganti detti "sciampittus" , non di rado un ballerino sorretto da due compari si esibiva in vere e prorpie acrobazie ritmiche.


Su ball'e su muccadori

Danza di corteggiamento di origine iberica, nella quale l'uomo conduce le danze nel ballo con dei fazzoletti.


Sa danza campidanesa:

Antica danza di importazione continentale diffusa principalmente nel Centro - Sud Sardegna, eseguita nella variante campidanese.


Su ballu brincau:

Ballo originario del Centro - Nord Sardegna, introdotto nella seconda metà dell'ottocento dai pastori che scendevano nelle zone interne dell'isola, con le loro greggi per svernare nelle tiepide pianure del campidano.


Su ballu tundu:

Ballo in tondo di origine magico - rituale diffuso in tutta la Sardegna, anche se differente nel passo e nelle musiche a seconda della zona di esecuzione. In tempo non molto lontani veniva ancora eseguito intorno ad un grande fuoco.


S'Arrosciada :

Danza di corteggiamento originaria del paese di Samugheo, situato nell'alto oristanese, caratterizzata da intrecci coreografici tra dame e cavalieri.


Su ballu Zoppu:

Ballo di intonazione umoristica, trae con molte probabilità le proprie origini, dal ballo di corte del sec. XVI diffuso in diverse parti d'Europa denominato "Zoppetto".


Su passu torrau:

Ballo con andature serie e compassate, tipico del centro Sardegna, caratterizzato dal passo che lo compone " passo ritornante" , e da una leggera genuflessione al completamento del passo.





Esibizione dei componenti del Gruppo folclorico "Quartiere Villanova" di Cagliari,
in occasione della puntata della trasmissione televisiva "Sardegna Canta" dell'emittente VIDEOLINA, condotta da Ambra Pintore.
Su ballu e sa Missa, all'organetto Davide Mascia. Cagliari 5 Maggio 2009




Su ballu a passu appuntau
Cagliari Sant'Efisio 2012 - Videolina




Esibizione del Gruppo Folclorico "Quartiere Villanova" di Cagliari, durante la prima puntata della nuova stagione del programma SARDEGNA CANTA,
condotto da Ambra Pintore, andato in onda martedì 13 Gennaio 2009 sull'emittente VIDEOLINA.
Ballo a passu appuntau




3° Festival Internacional de Danza Folklórica Morelia Messico
Partecipazione del 13 Novembre 2012 al teatro Ocampo Messico


Italia:
Roma, Milano, Pavia, Varese, Verona, Parma, Assisi, Pescara, Latina
Castrovillari, Barletta, Agrigento, Frosinone, Cinisello B.(MI), Rovereto, Benevento.
Spagna:
Barcellona, Castillon della Plana, Madrid, Cantonigros.
Francia:
Parigi, Le Boupert
Tunisia:
Tunisi, Sfax, Gafsà.
Germania:
Monaco di Baviera, Saarbruchen..
Canada:
Toronto, Ottawa, Quebec, Drumonville, Cornwall, Montreal.
Olanda:
Amsterdam.
Cina:
Pechino, Hai-Cieng, Feng-Thai. EXPO’ 2010-Shanghai (Cina)
Austria:
Krems.
Ungheria:
Sarvar.
Svizzera:
Ginevra
Turchia:
Istanbul.
Egitto:
Il Cairo, Ismailia, Fayed, Suez.

Inghilterra:
Alnwuck
Bulgaria:
Sofia
Messico:
Morelia, La Piedad, Zamora



Le launeddas sono uno strumento musicale a fiato policalamo ad ancia battente, originario della Sardegna. È uno strumento di origini antichissime in grado di produrre polifonia, è suonato con la tecnica della respirazione circolare ed è costruito utilizzando diversi tipi di canne.Lo strumento è formato da tre canne che possono avere diverse misure e spessore, e terminano con la cabitzina dove è ricavata l'ancia.





La fisarmonica diatonica - altresì conosciuta col nome popolare di organetto , in Francia conosciuta come accordéon diatonique - è uno strumento a mantice e si può definire il padre della fisarmonica, proprio perché nato prima di quest'ultima, fornito di bottoni suona contemporaneamente la melodia e l'accompagnamento.